Collezione di antichi strumenti scientifici




CHE COS’E’ L’ASTROLABIO?

L’astrolabio è uno degli strumenti astronomici più interessanti: un vero e proprio capolavoro che ancora oggi affascina. Il suo aspetto misterioso - assomiglia ad orologio a cipolla con indici e dischi ruotanti costellati di cerchi e cuspidi a forma di fiammella - contribuisce sicuramente ad accrescerne il fascino.

E’ una rappresentazione del cielo osservabile da una data latitudine, sul quale sono riportate le posizioni delle principali stelle, solitamente una ventina; i modelli più sofisticati ne possono contenere anche una cinquantina; farle stare tutte, nel limitato spazio dello strumento è un capolavoro di artigianato.

Le stelle e la posizione assunta dal Sole durante l’anno, sono riportate su un disco che può essere ruotato e posizionato in modo da rappresentare la volta celeste in un dato momento.

Permette di capire quali astri siano visibili, quali siano vicino al sorgere e quali al tramonto, inoltre, in mani esperte consente la soluzione di una notevole gamma di problemi di astronomia sferica, senza la necessità di effettuare complicati calcoli.

Lo strumento ha avuto una vita lunga, lunga quasi mille anni e, salvo qualche piccola modifica, è rimasto immutato nel tempo a testimonianza della sua efficienza.

Nel passato, oltre che lo strumento di lavoro di astronomi e di marinai, rappresentava una sorta di status symbol: esemplari di grande pregio artistico, a volte decorati con metalli e pietre preziose, venivano fabbricati da esperti artigiani ed orafi ed andavano ad arricchire le collezioni di regnanti, principi e nobili che forse si vantavano di possederli, senza sapere, però, come utilizzarli.

L’astrolabio era così diffuso che addirittura lo scrittore Goeffrey Chaucer nel 1391 scrisse - ad uso del proprio figlio Lewis - “Il Trattato sull’astrolabio”.

Il testo, rimasto incompleto a causa della prematura scomparsa del figlioletto, è ancora oggi utile per poter comprendere l’uso dello strumento.

Interessanti sono le raccomandazioni del padre che invita il figlio a comprenderne l’uso ed il funzionamento: allora possedere conoscenze di tale genere era ritenuto indispensabile.

Si fa risalire la sua invenzione al IV secolo quando Ipazia di Alessandria, figlia del noto matematico Teone scrisse un trattato sulla costruzione dell’astrolabio.

Il testo non ci è pervenuto ma fu citato in alcuni scritti di Giovanni Filopono (530) e Severo Sebokht (660) che descrivono sia l’astrolabio, in tutte le sue parti, che i numerosi problemi che esso è in grado di risolvere. Questo conferma che intorno al 500 lo strumento doveva essere già ampiamente in uso.

I primi a cogliere il seme gettato dai matematici greci furono gli Arabi, stimolati probabilmente anche da motivazioni di ordine religioso: con l'astrolabio si poteva determinare con certezza l'ora delle preghiere, per ciò i loro strumenti erano dotati di curve orarie adatte a tale scopo

Dalla Spagna musulmana l'astrolabio non tardò a diffondersi nel resto dell'Europa.
Il periodo di massimo fulgore dello strumento fu tra il XIII ed il XVI secolo: in tutti i paesi nacquero botteghe che si tramandavano il mestiere di padre in figlio.

Affiancati da abili incisori e decoratori gli artigiani producevano oggetti di grande valore artistico: astrolabi, quadranti, meridiane, notturlabi, sfere armillari e globi.

L’ASTROLABIO BIZANTINO DI SANTA GIULIA


Nel 1844 Francesco Sailer, valente cavaliere - nipote di Francesco Sailer esperto cavallerizzo dell’arciduca d’Austria, dopo che questa tolse il ducato di Milano al potere della Spagna - venne a Brescia con l’incarico di maestro della cavallerizza Municipale.

Nell’occasione regalò alla città un astrolabio, un oggetto unico e prezioso; il cavaliere però si distinse non solo per il dono: nel 1848, durante una ricognizione nelle campagne di Castenedolo, riuscì a salvare dalla cattura il conte Giuseppe Martinengo, ferito in uno scontro con le truppe austriache.

Non ci sono informazioni su dove e quando acquistò lo strumento.

Il prof. Angelo Ferretti Torricelli, fondatore della Specola Cidnea, definiva l’astrolabio “un collegamento fra due sistemi di coordinate sferiche: il sistema dell’Io, verticalmente drizzato sul suolo e avente spontanei lo zenit e l’orizzonte, e il sistema del cielo stellato, che ruotando, manifesta un punto di rotazione nulla, detto polo, e un cerchio di massima rotazione lineare detto equatore.”

Il migliore strumento, che sintetizzi i due sistemi e permetta una facile lettura, è formato da due sfere concentriche e ruotanti, nominata Sfera Armillare, ma l’astrolabio, lo strumento che appiattisce il cielo e la terra, risulta essere più pratico, anche se non di facile utilizzo.

Il disco terrestre, detto Safena o Lamina, è alloggiato in un cerchio bordato chiamato madre, ed ha incisi una serie di cerchi concentrici, il cui centro raffigura lo zenit locale, il punto esattamente sopra la testa dell’osservatore.

I cerchi concentrici rappresentano gli Almucantarat, cerchi paralleli all’orizzonte (uno per ogni determinata altezza angolare).

Il disco celeste, detto aracne o rete, è lavorato e permette di vedere la lamina; ruota attorno ad un punto che rappresenta il polo nord celeste “il punto di rotazione nulla” e possiede un cerchio eccentrico che rappresenta lo zodiaco.

Le stelle sono individuate dalle punte di piccole cuspidi a forma di fiammelle stilizzate, visibili sulla rete.

L’astrolabio è costruito interamente in bronzo ed ha un diametro di 37,5 cm.

E’ formato da più strati: una base detta madre che possiede un bordo rialzato, all’interno della quale viene alloggiata la lamina su cui sono incise la volta celeste, disegnata per una data latitudine, l’orizzonte e le linee parallele a questo, poste a diverse altezze (gli almucantarat).

Sovrapposto un cerchio lavorato detto rete o aracne, girevole entro il bordo della madre, lasciando intravedere il disco sottostante.

E’ proprio la rete la parte più appariscente: ogni punta una stella.

La corona eccentrica rappresenta lo zodiaco diviso in dodici parti uguali, divise a loro volta in quindici parti, ognuna di due gradi.

La sfera è disegnata come se dovesse essere osservata dall’esterno della sfera celeste (questo metodo è comune anche a molti atlanti stellari vedi ad esempio quello dell’Hevelius).

Lo strumento porta i dodici nomi delle costellazioni zodiacali, incisi in caratteri greci maiuscoli, che nell‘esempio ne sono riportati alcuni in caratteri latini: KARKINOS il cancro, ZYGOS la libbra (giogo), TOXOTES sagittario (arciere), AIGOKEROS capricorno, HYDRECHOOS acquario, DIDYMOI gemelli ecc..

Fuori dal cerchio dello zodiaco una mezza corona indica quattro stelle: LAMPROS YADON Aldebaran, la stella più brillante delle Iadi, OMOS ORIONOS Betelgeuse (spalla di Orione), PROCYON Procione, CARDIA LEONTOS cuor di leone.

Più a sud ORIONOS POUS Rigel (il piede di Orione), CYON Sirio (il cane), e presso SCORPIOS (scorpione) è segnalato ANTARI Antares il suo cuore.

Sulla corona più esterna della rete, a partire da ANTARI, gli esperti hanno letto quattro versi giambici: “immagine manifesta dei movimenti del cielo che fanno distinta e chiara la corsa delle stelle, del cambiamento delle stagioni e il passaggio del tempo, costruita con intelligenza da Sergio il persiano, dell’ordine consolare.”

Girando lo strumento, sul retro della madre inoltre si legge: “Decreto e comando di Sergio protospatario console e uomo di scienza nel mese di luglio, quindicesima indizione, anno 6570.”

Questa data viene a sua volta interpretata come l’anno 1062 dell’era volgare.

Claudio Bontempi