Ombre solari e la misura del tempo

I quadranti solari le cosiddette meridiane, hanno avuto una grande importanza nel passato essendo gli orologi che, fino a tutto il 1700, l’uomo ha utilizzato per regolare le proprie attività. Ancora prima  che l’ingranaggio fosse inventato, essi indicavano lo scorrere del tempo e delle vicende umane.

Purtroppo notiamo sempre meno le testimonianze di questo lungo periodo sulle pareti degli immobili che ci circondano e questo è sicuramente un peccato. In origine, la necessità di misurare il trascorrere delle ore, era poco avvertita durante il giorno-chiaro ed era semplicemente limitata alla conoscenza del momento di massima intensità di luce (il mezzodì), immaginaria linea di confine fra mattino e pomeriggio e il diminuire della stessa nelle ore prossime al tramonto, per programmare il rientro per il riposo notturno. Nella notte non vi era alcuna necessità di contare le ore; si aspettava l’alba. L’attenzione era più rivolta a determinare il ritorno delle stagioni, appuntamenti molto importanti per le attività agricole.

Nel corso dei secoli i criteri per misurare il trascorrere delle ore durante il giorno-chiaro (i cosiddetti “sistemi orari”) hanno subito molteplici cambiamenti, strettamente correlati alle continue diverse esigenze della vita quotidiana. Di conseguenza, anche gli strumenti solari inventati e continuamente perfezionati dall’uomo, hanno seguito le stesse vicende.

In modo particolare nelle nostre Province hanno avuto una grande diffusione i sistemi orari di tipo “Italico” e “Italico da campanile” che avevano un collegato pieno con la civiltà contadina, essi furono seguiti dal sistema alla “Francese” imposto dagli Austriaci durante l’occupazione. Seguirono l’inserimento dei Fusi orari e del Tempo medio.
I nostri nonni ci ricordano che nei secoli passati vi erano molti artigiani che svolgevano il proprio lavoro in modo itinerante andando di casa in casa e nei cascinali.

Lo spazzacamino è la figura che più conosciamo ma vi erano altre “specializzazioni” che svolgevano il loro lavoro in questo modo. Fra questi, vi era anche il tracciatore di meridiane lo “Gnomonista” che portandosi dietro i suoi attrezzi andava a disegnare sulle pareti i quadranti solari. Tutti i cascinali avevano una meridiana, ed egualmente negli abitati gli edifici più importanti o più in vista, mostravano la presenza di quello che era l’unico marcatempo dell’epoca.

E’ intuibile l’importanza storica e didattica di questi metodi e strumenti per la misura del tempo, da qualche anno è in corso una rinascita di interesse per la gnomonica che si rafforza gradualmente con l’incessante lavoro di pochi appassionati che operano affinché non scompaiano dalle pareti delle nostre case e dagli edifici pubblici queste importanti testimonianze restaurando ciò che è rimasto o realizzando nuove meridiane.
Questo serve anche per poter rimanere collegati ad un mondo in cui abbiamo le nostre radici e per mantenere vive tradizioni e vecchi mestieri.

La realizzazione di un quadrante solare, nel suo completo sviluppo e con il suo particolare significato, è un evento indiscutibilmente rilevante ed affascinante: scienza e arte si trovano in comunione fra loro e il risultato è in grado di fornire un'intima e profonda soddisfazione. Chi si dedica a questo ha la percezione di avere dato forma ad un “oggetto” che la natura provvede ad animare.

Mediante gli strumenti della Gnomonica, è possibile rappresentare sul quadrante oltre all’indicazione oraria, il percorso del Sole, i punti del sorgere e del tramontare sull’orizzonte, l’altezza assunta dall’astro nel corso dell’anno, le date corrispondenti ai Solstizi e agli Equinozi ed il tracciato effettuato dall’ombra dello Gnomone in una data qualsiasi.

Il coinvolgimento degli insegnanti con le scolaresche, così come per le realtà culturali locali nella “lettura” di un quadrante solare o più di questi realizzati nei sistemi richiamati, è certamente un momento didattico importante per cui vale la pena di impegnarci.